Home Biografie Stranieri Stan Getz: biografia ufficiale in italiano - Quinta parte

Stan Getz: biografia ufficiale in italiano - Quinta parte

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 13
ScarsoOttimo 
Indice
Stan Getz: biografia ufficiale in italiano
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte
Quinta parte
Tutte le pagine


I miei primi 50 anni

 

Stan registrò il suo primo disco con la Columbia: The Best of Both Worlds, nel maggio 1975 con Joao Gilberto. Nell’estate 1976 si trasferì in Europa e quidi viaggiò in Sud Africa con suo figlio Steve che era diventato il batterista della band.
Il 20 Novembere 1976, Stan fece ritorno alla Carnegie Hall per il Woody Herman’s 40th Anniversary Concert nel ruolo di bandleader. Alla fine del Gennaio 1977 registrò Stan Getz Gold al Montmarte Club di Copenhagen e quindi festeggiò il suo cinquantesimo compleanno al The Monastery, il club più esclusivo di Copenhagen. Venti saxofonisti provenienti da ogni regione della Danimarca jazz arrivarono si fecero trovare nel club pronti a suonare "Happy Birthday" a Stan. In Aprile Getz giro in tour con il suo gruppo la nazione the di Cuba e nell’estate successive erano in Israel dove fu girato il documentario “Stan Getz in Israel: A Musical Odyssey”.
Il 17 giugno 1978 il Presidente Jimmy Carter invitò Stan alla Casa Bianca per un concerto per festeggiare il venticinquennale del Newport Jazz Festival, Carter era uno sfegatato fan di Stan.

Negli Emirati Arabi con Chet (e un carico di eroina)

Gli anni 80: ancora attivo e impegnato a sfornare dischi a ritmo vertiginoso, Stan intraprese un tour in India e Australia, dove era un’indiscussa star. Quando fece ritorno negli USA ricevette un nuovo invito dal Presidente Carter, questa volta a suonare il 29 Maggio al Tall Ships Festival a Boston.
Il 12 Maggio 1981 Stan registrò The Dolphin a San Francisco. La città gli piacque e decise di trasferirsi lì.
Decise anche di citare Monica in giudizio chiedendo il divorzio per I lunghi anni di segreto uso di Antabuse (farmaco usato per vincere la dipendenza dall’alcool N.d.T). Dopo aver preparato I fogli per il divorzio Monica provò ancora una volta a salvare quel he rimaneva del loro matrimonio andando in terapia di coppia; ma il problema non era il matrimonio in se quajto la’buso di droghe ed alcool. Stan partì per un tour in Europa e lì registrò "Pure Getz".
Gary Giddens scrisse, riferendosi al pezzo di Strayhorn incluso in quest’album: "Con "Blood Count", Stan Getz si unì al relativamente sparuto gruppo di stilisti jazz che può vantare una personale aspirazione al materiale attraverso la sola virtù dell'integrità interpretativa". Stan celebrò il suo 55 compleanno al Fat Tuesday di New York. Successivamente, tramite alcuni agganci nella facoltà della Stanford University, la scuola manifestò interesse alla figura di Stan come possibile “artista residente” nel Dipartimento di Musica. Stan capì subito che era l’occasione, se avesse giocato le sue carte bene, per abbandonare la strada e dedicarsi all’insegnamento. Dichiarò ad un giornalista della Associated Press: "è bello vedere come vive la gente normale. È la mia occasione per rimanere sobrio!” Stan si fece ricoverare volontariamente all’ARK, una clinica di riabilitazione, a Colorado Springs, Colorado.
Dopo aver suonato ancora una volta alla Casa Bianca nel Dicembre del 1982, Stan partì in tour Chet Baker. Baker mancò a più di metà delle date e cercò di tornare velocemente in Francia passando da Jiddah, Arabia Saudita, trasportando eroina. Stan viaggiava con lui ed era letteralmente terrorizzato dal rischio che stavano correndo. Stan fece ritorno in California e fece un tour lungo la “via del vino“, trasferendosi a Stanford. Il Dipartimento di Musica dell’Università continuava ad incoraggiare Stan ad unirsi a loro. Stan strinse molte amicizie nel mondo della facoltà e della comunità.
Un amico, un artista chiamato Nate Oliveira, ricorda "... quando gli chiedevi cosa prova mentre suonava, ti sfotteva con qualcosa tipo “di che cavolo parli? Non stati mica diventando sentimentale eh? Non sto dietro a queste cose!” Ma in realtà non era così. Quando suonava potevi quasi vedergli tracciare delle line come un pittore che produce un grande quadtro astratto ed espressionista… come Bill de Kooning. Wow. Avresti davvero dovuto vederlo. Gli dissi 'Stan, lo sai cosa staimao facendo? Noi coloriamo il mondo! Se non ci fossimo stati noi, e gente come noi, il mondo sarebbe tutto grigio!”. Mi rispose 'Dio' (Cavolo!). Non ho mai dimenticato questa cosa."

Il sax come forma di religione

Durante questo periodo Stan pensò seriamente di entrare negli Alcolisti Anonimi. Nel 1985 fece un Tour in Israele con il figlio Steve alla batteria. Stan tornò a Stanford, dove finalmente divenne l’ ”artista residente” dal primo gennaio 1986. Il suo compito prevedeva 6 ore di insegnamento a settimana, fare quattro concerti l’anno e presiedere gli workshop (laboratori) degli studenti. Raccontò la sua esperienza di insegnamento ad un reporter locale: " Quando misi le mani sul saxofono.. divenne per me una sorta di religione. Non c’era televisone non c’era soldi che tenessero.. era una totale dedizione… Non l’ho mai pensata come un ARTE, ma come il lavoro che amo fare. Non solo come un lavoro, ma come il lavoro che mi piace fare. E mi apice così tanto farlo che suonerei anche se non ci fosse nessuno ad ascoltarmi. Qualunque musicista jazz, se non c’è nessuno attorno che lo ascolta, suona per la mera gioia di improvvisare”. Larry Grenadier, uno degli studenti del college dove insegnava Stan successivamente dichiarò " Ti faceva suonare e poi ti prendeva in disparte e ti dava dei suggerimenti, tipo come suonare con un batterista, o cosa ricercare in bassista, come rendere la cosa più semplice ad un cornettista e cose di questo genere. Il solo ascoltarlo era di grande aiuto. Il suo sound è così unico è così raro per una persona avere un sound così particolare inconfondibile e e affermare la propria personalità in modo così semplice e forte semplicemente suonando. Era impressionante, era come ricevere un colpo in testa! E anche il suo senso del tempo e del ritmo erano incredibilmente forti; era un maestro degli spazi e dei silenzi”. Nel 1986 nell’approssimarsi il primo anno di vita “da sobrio” Mel Miller intervistò Getz su The Saxophone Journal e Stan entrò nel dettaglio su molti aspetti del suo modo di suonare " Mi sono esercitato sul sax per otto ore al giorno per i primi due anni dopo che avevo iniziato a suonare. Dopo di che non sono più riuscito a studiare sistematicamente perché ero sempre “on the road” per lavoro. L’unico motivo per il quale tiravo fuori il sax dala custodia, oltre che per lavoro, era per provare una nuova ancia… mi è sempre rimasto il rimpianto di non aver studiato formalmente ed imparato correttamente i meccanismi della musica scritta… è una spina nel fianco dover dipendere sempre dagli altri per scrivere la musica, o avere qualcosa in mente e saper a malapena come dire ad un altro musicista cosa suonare insieme a me… Molti musicisti sembrano capaci di seguirmi perchè io ho imparato un numero sufficiente di accordi così da poterli suonare anche non conoscendo esattamente come si chiamano… La vita è troppo piena di distrazioni ai nostri giorni. Quando ero piccolo avevamo una piccola radiolina Emerson e questo era tutto. Eravamo maggiormente concentrati Non avevamo grandi scelte e non avevamo grandi gratifiche. Io sono riuscito a lasciare il Bronx perchè mi chiudevo in una stanza con il sax a suonarlo per otto ore filate! Oggi ci sono più distrazioni come films, video e sports.. Prima si registrava un disco per documentare quello che facevamo, non per vendere milioni di copie di quel disco. Io la vivo ancora così, pubblico un disco perchè penso che sia bello , anche se non necessariamente è commerciale. Commerciale può anche esere una buona parola. Significa raggiungere un maggior numero di persone.I dischi una volata erano “documenti” ma ora le case discografiche vogliono “PRODOTTI”. Vogliono poter vendere il maggior numero possibile di dischi e i ragazzi (musicisti) vogliono diventare famosi. Non ho mai riflettuto sul fatto di essere famoso e di avere un proprio gruppo, tutto ciò che volevo era solo SUONARE!”.
Quando gli fu chiesto cosa voleva dire a tutti i saxofonisti che avrebbero letto l’intervista, e Stan disse: "Passate al pianoforte! No, seriamente, se vi piace uno strumento che “canti” allora suonate il sax. Quando si riesce a tirare fuori il meglio diviene come la voce umana. Naturalmente, sarebbe meglio se riusciste a cantare con la vostra voce. Il saxofono è uno stumento imperfetto, specialmente il tenore e il soprano, arriva dove arriva l’intonazione. D’altro canto la sfida è proprio quella di cantare su un imperfetto strumento o “voce” che risiede FUORI dal vostro corpo. Amo questa sfida e la posto avanti da oltre venticinque anni. Il suonare jazz, e nessun altra forma d’arte, se si esclude al conversazione, può dare quel senso di soddisfazione che deriva una spontanea interazione”.

Cercare di sconfiggere il cancro in modo naturale

Il 1 Marzo 1987 gli fu diagnosticata una forma tumorale della grandezza di una prugna, situata dientro al cuore. Stan suonò al JVC Jazz Festival il 21 giugno, quindi partì per un tour in Europa. Mentre si trovava a Copenhagen Stan si trovò a suonare al suo vecchio club, il Montmatre, e così descrisse i suoi sentimenti riguardo questa occasione: "Pensavo che questi concerti a Copenhagen sarebbero potuti essere miei ultimi concerti. E così questo mi ha dato quella spinta che ti fa dire “Ora devo davvero dare il meglio”. Mi sentivo forte, nonostante la mia vita fosse in pericolo, ma ne avevo fatto quasi un dramma. Sapete come le persone posso avere reazioni esagerate in questi casi. Nella mia immaginazione io stavo cantando il mio canto del cigno. Sapete come ci si sente quando sembra che da un momento all’altro tutti debbano attaccare a suonare la marcia funebre?"
Grosso modo in questo periodo suo figlio Steve gli chiese cosa provasse mentre suonava. La risposta di Stan fu “non è una concentrazione di quelle forzate. Certo, penso a cosa sto improvvisando ma quello che cerco di fare è quasi ipnotizzare me stesso guidandomi in una sorta di rilassamento così le note escono in maniera naturale”.
Getz fece ritorno negli USA e all’insegnamento a Stanford. Il 18 settembre 1987 fu sottoposto all’intervento per rimuovere il tumore nel torace.
Il 29 ottobre 1987 Woody Herman morì a Los Angeles, a 74 anni. Stan pianse quando apprise la notizia. Viveva da solo vicino alla spiaggia in California mentre si rimetteva dall’intervento. Stan scoprì che suonare il sax gli era divenuto stancante e doloroso, ma nonostante questo si imbarcò ugualmente per un tour di sei mesi in Europa. Troppo malmesso dopo una sola settimana, cancellò il tour e fece ritorno a casa.
Il primo luglio 1988 suonò al concerto in memoria di Buddy Rich alla Carnegie Hall. Dopo il suo ritorno dall’ovest comprò subito una casa a Atherton, California, completamente circondata da una staccionata bianca. Qui Stan passò dei bei momenti, mangiando sano e macrobiotico e gustandosi la compagnia degli amici e dei suoi cari. Purtroppo Luglio si tinse di nero quando scoprì di avere un cancro al fegato e la cirrosi, provocata da i lunghi anni di abusi. Il linfoma sembrava non essere stato fermato da dall’operazione di 10 mesi prima. Gli fu detto che avrebbe potuto vivere altri quattro/sei mesi o forse un anno con una nuova operazione, radiazioni e chemioterapia. Stan decise di affrontare il male con una specifica cura a base di erbe. Anche se non beveva più dal settembre 1985 aveva comunque continuato a fumare le sue sigarette giornaliere.
Nel Novembre 1988 Stan s’incontro con Herb Alpert per un paio d’ore. Alpert si era interessato a mettere sotto contratto Stan e farlo registrare quando aveva scoperto che era libero da contratti con altre etichette.
Il 21 Novembre Stan ricette i risultati della risonanza magnetica al fegato. Mostravano un miracoloso rimpiccolimento del tumore del 10%. I dottori erano meravigliati! La cura erboristica e e al dieta avevano dato il loro risultato! Ma il giorno immediatamente successivo Stan fu colto da un infarto lieve causato da un arteria bloccata e gli venne praticata un’angioplastica. I dottori gli somministrarono morfina per alleviare il dolore – nessuno si era preoccupato di avvertirli sulla dipendenza di Stan – e lo rispedirono a casa.
Dopo cinque giorni fu trovato svenuto a casa sua, la causa era un’overdose causata dai medicinali, e quindi fu ricoverato nuovamente e passò sei giorni a disintossicarsi. 
Nel giugno 1989 Stan intraprese un nuovo tour in Europa con un gruppo che includeva Kenny Baron. Registrarono “Just Friends” con la cantante Helen Merrill. Nel solito mese gli fu assegnata l’onoreficenza del “Ordre des Arts et des Lettres” assieme a Dizzy Gillespie, Max Roach, Hank Jones, Phil Woods, Milt Jackson, Percy Heath e Jackie McLean. Questa formazione registrò l’album "Paris All-Stars Tribute to Charlie Parker" il 16 giugno dello stesso anno.
Stan apparve in un documentario biografico filmato intitolato “PEOPLE TIME” (disponibile qui) e il 12 agosto 1989 ricevette UN’OTTIMA NOTIZIA, dall’ultima risonanza magnetica risultava che il tumore si era ridotto al 70%. Stan regiostò il suo primo disco con Alpert, “Apasionado”.
Stan era impaziente nell’attesa dell’occasione che gli era capitata: fare l’apertura della Word Series 1989 suonando "Star Spangled Banner" per 26 milioni di spettatori televisivi – in assoluto la sua maggiore audience mai avuta. Con il sax già a tracolla e pronto ad entrare in campo, un forte terremoto colpì San Francisco e per 15 secondi l’intero stadio si piegò e scricchiolò. Stan fu portato in un ufficio lal’interno dello stadio dove rimase per oltre un’ora prima di far ritorno a casa.
Il 17 giugno 1990 ricevette un nuovo risultato della risonanza magnetica al fegato e la MIGLIORE NOTIZIE che potesse sperare: il tumore era a malapena visibile!
Partì ala volta di New York e quindi dell’Europa. Sulla via del rientro suonò al Monterey Jazz Festival con un gruppo composto da Kenny Barron, Victor Lewis e Alex Blake. La folla impazzì quando Dizzy Gillespie raggiunse Stan sul palco.
Nel dicembre 1990 Stan ricevette invece cattive notizie. Le analisi del sangue dimostravano che il tumore al fegato non era più inattivo, ed aveva iniziato nuovamente a crescere. Da questo punto iniziò a soffrire di forti dolori addominali.
Volò fino a Boston e suonò al Charles Hotel con Kenny Barron, come preparazione del breve viaggio che avrebbero affrontato a Marzo in Europa, e un più lungo successivo tour sempre in Europa nel luglio e agosto del 1991. Stan fece una deviazione per New York il 25 di Febbraio e registrò un album con la cantante Abbey Lincoln intitolato “You Gotta Pay The Band”. Hank Jones suonava il piano nelle registrazioni. Jones aveva suonato il piano nella prima registrazione di Stan 45 anni prima.

É arrivata l’ora di andare a casa…

Stan volò a Copenhagen a Febbraio. Nonostante la malattia registrò “People Time”. Le performances del duetto Getz/Barron furono superbe. Quindi si spostarono a Parigi per dei concerti, ma da questo momento le performance sonore di Stan iniziarono a mostrare le tracce del suo statao di salute. Il 10 Marzo 1991 fece ritorno a Malibu e da lì ripartì per una vacanza alle Hawaii. Dal successivo ritorno da questa vacanza la sua salute iniziò un veloce decadimento, costringendolo a stare a casa. Molti amici venno a fargli visita: Shorty Rogers, Charlie Haden, Lou Levy, Johnny Mandel e Herb Alpert.
Alle 3 di notte di giovedì 6 giugno 1991, Stan chiese die sere aiutato con la sua sedia a rotelle per esere psizionato alal finestra della sua stanza e poter ammirare l’oceano. “Scivolò via” alle 5 di quella stessa notte. Aveva 64 anni.
Domenica 9 le sue ceneri vennero sparse in mare, direttamente dalla custodia del suo sax, a 6 miglia dalla costa di Malibu Beach dal suo figlio maggiore Chris. Era una giornata limpida e l’acqua calma. Lo yacht sul quale si trovavano apparteneva al trombettista Shorty Rogers, amico di Stan dai tempi del Bronx e dal lettore di CD usciva "Blood Count" di Strayhorn

 

RIP Stan - E grazie per la musica meravigliosa che ci hai regalato

 

Matteo