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La nascita del saxofono

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La nascita del saxofono
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Adolphe Sax e la nascita del saxofono

Il saxofono, essendo l’ultimo strumento musicale meccanico della storia, contrariamente agli altri strumenti, non ha avuto una sua particolare evoluzione morfologica, ma è stato inventato nella metà del 1800 da Adolphe Sax, persona dal quale appunto prede il nome.

Adolphe Sax nasce nel 1814 a Dinant, una città del Belgio che ancora oggi rappresenta un punto d’incontro per tutti i sassofonisti del mondo e dove ogni quattro anni si tiene uno tra i più grandi concorsi internazionali dedicati a questo strumento. Primo di undici figli, influenzato dal padre musicista e costruttore di strumenti a fiato, Adolphe Sax già dall’età di 11 anni era in grado di tornire i pezzi di un clarinetto, molarne le chiavi, fonderle, lucidarle e sistemarle. Studiò inoltre flauto, clarinetto e armonia a Bruxelles rivelandosi un eccellente strumentista. All’età di 16 anni Sax presentò nuovi modelli di flauto e di clarinetto, mentre nel 1841, presentò per la prima volta il saxofono all’Exposition di Bruxelles: per l’evento si limitò a suonare lo strumento nascosto da un sipario solo per far sentire il suo suono, dato che non aveva ancora depositato il brevetto. Pur meritando la medaglia d’oro fu considerato troppo giovane per una simile onorificenza e la giuria gli assegnò la medaglia d’argento, che rifiutò.

Nel 1842 Sax si trasferì a Parigi con soli 30 franchi per cercare di convincere musicisti e finanziatori della validità delle sue invenzioni. Qui fu accolto da Hector Berlioz il quale fece anche scrivere degli articoli su di lui e sul suo nuovo strumento facendo suscitare l’interesse di musicisti e costruttori. Poco tempo dopo Sax fu invitato al Conservatorio di Parigi per tenere un concerto nel quale utilizzò il saxofono e un nuovo modello di clarinetto basso da lui inventato ottenendo un notevole successo. Nel 1842 si recò a Berlino per studiare le tecniche costruttive tedesche e ritornato a Parigi neanche un anno dopo vi si stabilì definitivamente affittando nel 1943 un capannone per dare inizio alla sua produzione di strumenti musicali.

Il marchio “Sax” iniziò a dilagare; nel 1845 la maison Sax aveva conquistato il monopolio nazionale nel campo della produzione e distribuzione degli strumenti a fiato e ciò gli creò un sacco di ostilità tanto che sfuggi fortunosamente da un avvelenamento e un suo collega morì assassinato, forse perché scambiato per lui. E mentre le altre fabbriche andavano in rovina Sax otteneva numerosi premi e riconoscimenti e nutriva sempre più interesse tra i compositori e i musicisti del tempo.

Il vero e proprio brevetto del saxofono arrivò il 22 giugno 1846. Nella domanda di deposito del brevetto Sax dice di essere partito dalla considerazione che “All’aperto, solo gli ottoni avevano una resa soddisfacente, mentre gli strumenti a corda, a causa della debolezza del suono, non erano utilizzabili. Era quindi necessario creare uno strumento che per il carattere della propria voce potesse suonare con gli strumenti a corda, ma che possedesse maggiore forza e intensità di questi ultimi”.

E’ difficile trovare un antenato del saxofono. C’è chi lo vede come un’evoluzione dell’oficleide, uno strumento ad ancia in ottone, che per la sua forma ricorda il flicorno, ma che è dotato di un sistema di chiusura dei fori mediante tazze metalliche con cuscinetti; c’è chi per la forma lo fa derivare dal serpentone (vedi foto a destra), ma si pensa che il nuovo strumento nasca dai numerosi  tentativi di Sax di migliorare il clarinetto, strumento da lui conosciuto benissimo.

A quel tempo l’inventore aveva differenziato i saxofoni in due famiglie: quelli in sib e in mib, destinati alle bande militari; quelli in do e in fa, da usare in orchestra. Alla fine dell’800 la famiglia dei saxofoni si estendeva dal sopranino al contrabbasso per un totale di 13 strumenti, ma i costi elevati degli strumenti in do e fa, la mancanza di interesse timbrico, la loro scarsa utilizzazione in orchestra, sono tutti fattori che contribuirono a frenarne la diffusione.

Oggi i saxofoni esistenti sono sette. Dal più acuto al più grave e quindi dal più piccolo al più grande, così come sono distribuiti nella figura seguente, questi sono: il sopranino in mib; il soprano in sib; il sax alto in mib; il tenore in sib, il baritono in mib; il basso in sib; il contrabbasso in mib del quale esistono soltanto rari esemplari.


Il successo iniziale e gli anni della crisi

Nei primi 25 anni dalla sua invenzione il saxofono raggiunse il successo, grazie soprattutto alla sua introduzione nell’organico delle bande militari francesi. Queste però non stavano conoscendo un periodo di particolare prosperità, anzi, gli anni dal 1840 al 1845 coincidono in Francia e in altri paesi europei, anche al momento di riorganizzazione dell’apparato musicale militare che aveva il fine di ottenere un’organizzazione solida, organici di qualità ed un repertorio nuovo ed importante: non c’era infatti mai stata una persona competente in grado di far fronte ad una serie di necessità propriamente musicali o uno specialista del settore che potesse stabilire serie direttive. Come se non bastasse anche la preparazione degli strumentisti era approssimativa e le sezioni erano molto disordinate.

Si inasprirono quindi le polemiche e le denuncie da parte degli intellettuali e dei critici musicali, che riconoscevano alle bande e alle fanfare militari il ruolo di importanti mezzi di diffusione della musica: lo stesso musicista Hector Berlioz richiese a viva voce una riforma della musica militare attraverso articoli che venivano pubblicati sui giornali più importanti di Parigi. La Monarchia accolse finalmente le proteste e con la supervisione del Re Luigi Filippo la riorganizzazione fu affidata al ministro della guerra maresciallo Soult. Per elevare poi il livello degli strumentisti fu creato il Ginnasio Musicale Militare e all’interno dell’equipe del ministro fu discussa la configurazione strumentale degli organici.

Nel 1845 a Parigi, con lo scopo di confrontare le diverse formazioni proposte, fu allestito un concerto pubblico dove tutte le personalità musicali del tempo potevano confrontare le diverse formazioni proposte. Fu in quest’occasione che si impose l’organico di Adolphe Sax, anche se, causa un cambio provvisorio di governo che complicò le cose, per poter definire la configurazione delle formazioni strumentali si dovette aspettare un decreto del 1852.  Fu da questa data che il saxofono incominciò ad acquistare sempre più importanza grazie anche alla nascita di trascrizioni e di nuove musiche che cercavano di dare valore e importanza anche a questo nuovo strumento. Ricordo tra le formazioni più prestigiose delle bande dell’epoca, la “Musica della Guardia Repubblicana”, che ha goduto di fama e prosperità fino ad oggi.

Nel 1857 l’imperatore fece chiudere il Ginnasio Musicale annettendolo al Conservatorio e la classe di saxofono fu affidata ad Adolphe Sax. Fu questo il momento di successo più alto ottenuto dal saxofono nell’Europa nel 1800. Da qui in poi però, lo strumento conobbe una fase discendente fino a precipitare di nuovo nel buio. A causa degli elevati costi impiegati dalla Francia per vincere la Seconda guerra d’Indipendenza, gli organici all’interno delle bande militari diminuirono drasticamente e nel 1867 le bande vennero tolte da tutti i reggimenti di cavalleria: questo causò una contrazione enorme nella produzione della maison Sax. Per contrastare la decadenza delle bande militari, che avrebbero significato una grave perdita per l’arte musicale francese, lo stesso Rossini scrisse nel 1868 “La corona d’Italia. Fanfara per musica militare” includendo anche i saxofoni  nell’organico.

Ma con la successiva guerra franco-prussiana la corte distolse totalmente l’attenzione dai problemi musicali dell’esercito e fece persino chiudere le classi per allievi militari interni al Conservatorio facendo scomparire anche la prima e unica classe ufficiale di saxofono dell’epoca. Sax si offrì persino di continuare ad insegnare gratuitamente, consapevole del fatto che senza insegnante non potevano esserci nemmeno studenti, ma la sua offerta fu respinta e il saxofono andò nel dimenticatoio per ben 72 anni: la fabbrica di Adolphe Sax fu chiusa; nel 1877 la sua collezione di 467 strumenti fu messa all’asta e tutti i suoi tentativi di ottenere giustizia furono vani tanto che morì in miseria nel 1894. Dopo la sua morte anche il figlio tentò di prendere in mano la fabbrica ma solo nel 1922 riuscirà a far nascere una collaborazione con il clarinettista e costruttore Henry Selmer che finirà per rilevare nel 1928 tutta l’antica maison Sax.

Il primo repertorio

Nell’ambiente accademico “colto” il saxofono ha tardato non poco ad imporsi ed anzi, a mio parere personale, ancora oggi non gode della presenza e del rispetto che potrebbe avere in questo campo. La diffusione del saxofono classico era gravata infatti , come lo è tuttora, da pregiudizi in base ai quali non si riconosce il saxofono al di fuori dei contesti bandistici e popolari in genere ed anzi esistono ancora numerosi detrattori ed irriducibili conservatori che ne sminuiscono valore e portata.

Fino al 1920 il saxofono occuperà nella musica classica solo un posto marginale e pochissimi compositori prevederanno il suo utilizzo. Le prime composizioni per questo strumento si devono a compositori non molto celebri ma non per questo poco audaci, che scrissero musica proprio nei primi anni della diffusione del saxofono, ovvero negli anni della sua invenzione.

George Kastner è stato il primo compositore ad utilizzare il saxofono in orchestra introducendolo nell’oratorio Le dernier Roi de Juda del 1844 e lo stesso Kastner viene anche ricordato come il redattore del primo metodo per saxofono edito a Parigi nel 1846. Tra gli altri compositori che scrissero per Adolphe Sax ricordo Joseph Arban, Hyacinthe Klosé, autore per altro di Méthode complète de saxophone (1877), Jules Demerssman e sicuramente il più importante Jean Baptiste Singelée. Quest’ultimo infatti ha scritto le prime opere interamente per saxofono: tre quartetti per saxofono e non meno di diciannove lavori di musica da camera, duetti, fantasie e piccoli concerti. E’ a lui che si deve l’introduzione del quartetto di saxofoni formato dal soprano, dall’ alto, dal tenore e dal baritono e nei suoi brani è evidente l’intenzione di far emergere le qualità e le possibilità di questo nuovo gruppo. Grazie al lavoro svolto da Singelée altri autori più importanti utilizzarono il saxofono in alcune opere, dedicandogli comunque uno spazio ancora molto limitato: tra questi ricordiamo Bizet, Halévy, Massenet, Saint Seans, Limnander, Savari, d’Indy, Charpentier.

 

La sua rinascita

Abbiamo detto che il saxofono ha conosciuto il successo grazie al suo inserimento nelle forze armate francesi, ma i problemi politici tra la Francia e il resto d’Europa frenarono una sua diffusione in campo internazionale.

Nel 1853, mentre in Francia il saxofono stava conoscendo un periodo di prosperità e diffusione, l’orchestra diretta da Antoine Jullien, di cui faceva parte il saxofonista Edouard Lefèbre, tenne alcuni concerti in America ed ottenne un enorme successo. Qualche anno dopo Lefèbre si stabilì definitivamente negli Stati Uniti e nel 1873 entrò a far parte della 22nd Regiment of New York Band diretta da Patrick Gilmore acquistando popolarità grazie anche alla sua tecnica stupefacente. Da questo momento, mentre in Europa lo strumento di Sax veniva dimenticato, in America grazie a Lefèbre, la fama del saxofono cresceva smisuratamente. Fu così che  nel 1895 Charles Gerard Conn, mostrando un vivo interesse per le sue potenzialità commerciali, fondò un’azienda: la prima negli Stati Uniti a costruire saxofoni e la prima ad introdurre modelli innovativi e insoliti di questo strumento. Lo stesso Lefèbre, che fornì il suo sax contralto “Adolphe Sax” come modello per la costruzione dei primi saxofoni , fu uno dei supervisori delle varie fasi di costruzione dei suoi saxofoni: i risultati furono eccellenti.

Nacque in quel periodo il primo quartetto di saxofoni nel quale tutti i componenti suonavano saxofoni Conn: il famosissimo ed eccellente Wonder Saxophone Quartet. La Conn continuò a sfornare nuovi modelli e a migliorare le caratteristiche estetiche e tecniche dei precedenti strumenti e il suo mercato si ingrandì a dismisura: per 34 anni la Conn Company fu la più importante fabbrica di strumenti al mondo. Un’altra  fabbrica di strumenti, che gradualmete  cominciò a costruire anche saxofoni man mano che le richieste aumentavano, fu la Buescher Band Instrument Company, fondata da un’ex operaio della Conn nel 1888. La fabbrica di Buescher, adeguandosi tuttavia passo a passo alle iniziative della sua grande rivale, finì per diventare, insieme alla Conn, una delle fabbriche di strumenti a fiato più importanti degli Stati Uniti. Gli strumenti più unici che rari, prodotti in quegli anni di spietata concorrenza furono il sarrusofono della Conn (vedi foto a destra) in alternativa del saxofono contrabbasso e lo straordinario contralto diritto della Buscher, nonché alcuni saxofoni one-handed, ovverò strumenti che potevano essere suonati, per la particolare posizione dei tasti, con una mano sola: il tenore one-handed della Conn e il soprano one-handed ricurvo della Buscher.

Nel frattempo, le sezioni di saxofoni erano destinate a diventare una presenza normale all’interno dell’organico delle bande americane. Sempre più numerosi erano i trii e i quartetti che adottavano questo strumento, nonché le orchestre di varietà. Lo strumento aveva già raggiunto una notevole popolarità quando nel 1907 una delle più importanti formazioni di saxofoni, l’American Saxophone Band incise The bullfrog and the Coon, un disco che riscosse notevole successo. Si incominciavano a vedere saxofoni in gruppetti musicali, in band di ragtime e nelle compagnie di vaudeville, uno spettacolo particolare con numeri di attrazione e interventi musicali che accompagnavano le performance o intrattenevano il pubblico nei cambi di scena. Il vaudeville visse il suo momento di prosperità durante i primi decenni del 1900 raggiungendo il suo apice nel 1913 con l’apertura del Palace Theatre a New York dove ottenne una fama notevole il sestetto di saxofonisti The six Brown Brothers (vedi foto seguente), che vestiti da pagliacci e con la faccia truccata sbalordivano il pubblico suonando un repertorio che andava da arrangiamenti di passi d’opera a divertentissimi ragtime.

Primi interpreti e formazioni

Un personaggio che contribuì più di altri alla rinascita del saxofono fu Rudy Wiedoeft (foto successiva). Nato a Detroit nel 1893 da una famiglia di musicisti, scoprì il saxofono da bambino e nel 1916, dopo anni di studi e di attività concertistica, incise il suo primo brano per un’importante compagnia. Forse per la mancata presenza di materiale allora esistente, divenne un compositore molto prolifico e scrisse partiture nuove destinate a diventare “classici” del tempo.  Rudy Wiedoeft, che suonava un saxofono tenore in do, noto come C-Melody, fu per molti anni un modello da imitare ed è anche grazie a lui che si diffuse in America la cosiddetta “sax-mania”. Il saxofono diventava sempre più familiare, grazie anche allo sviluppo di radio e grammofono che ne diffondevano il suono e a dimostrazione della sua diffusione possiamo citare la banda della marina di John Philip Sousa, che nel 1924 contava di ben otto saxofoni (quattro contralti, due tenori, un baritono e un basso).

Intanto a New Orleans si sviluppava attraverso le strade, i bar e le case di piacere, un nuovo linguaggio musicale, di stile polifonico e con una sua fisionomia ben definita. Le band inizialmente disponevano di una sezione fiati contenente il flicorno soprano, il clarinetto e il trombone ma presto si sentì l’esigenza di inserire il saxofono. Così, presto il clarinetto fu sostituito dal sax soprano e il trombone dal sax tenore, ma quando il più importante quartiere a luci rosse di New Orleans, dove si tenevano i più importanti concerti fu chiuso per ordine del governo, New Orleans cedette lo scettro a Chicago che si rivelò una città ancora più fertile per questo nuovo genere musicale ancora in erba: stava nascendo poco a poco il fenomeno del jazz. La prima incisione di un brano jazz si deve alla Dixieland Jazz Big Band di New York con il brano Livery Stable Blues: l’organico della band era ancora in perfetto stile New Orleans e quindi composta da cornetta, clarinetto, trombone, pianoforte e batteria, ma il pubblico però chiedeva il saxofono.

Bisognerà aspettare il 1921, quando l’altra storica band dei New Orleans Rhythm King inserirà un sax tenore nell’organico. Da qui  il saxofono diventò protagonista anche nelle orchestre da ballo, dove fino ad allora era normale trovare un violino: è per questo che gli stessi violinisti, nonché i clarinettisti di allora, per non restare senza lavoro dovettero imparare a suonare il saxofono. L’esempio più eclatante è quello di Sidney Bechet, che affezionatissimo al suo clarinetto e anche già musicista di fama, per continuare a lavorare passò al sax soprano: Bechet, con il suo inconfondibile vibrato, viene oggi ricordato quasi esclusivamente come pioniere del saxofono soprano nel periodo in cui il jazz muoveva i primi passi e in un momento in cui questo tipo di saxofono era ancora considerato uno strumento difficile e noioso.

Nell’immediato dopoguerra, grazie al forte legame esistente tra Stati Uniti ed Inghilterra e grazie agli scambi culturali che avvenivano tra le due nazioni, la musica americana si diffuse anche nell’isola europea, stimolando a Londra la nascita delle prime band in stile jazz.



Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Maggio 2012 12:39