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Storia ed intervista alla ditta Borgani

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Grazie a Luca Mattiuzzo, al sito www.distrettidesign.it e alla Università Iuav di Venezia, pubblichiamo la storia della ditta Borgani con una nuova interessante intervista al proprietario Orfeo Borgani. Buona lettura.


ORGANI

Saxofoni artigianali


La storia

Borgani e il distretto

La scelta dell’azienda

Intervista a Orfeo Borgani

Musica e design


 

La storia
Due storie, che sfiorano quasi il mito,sono particolarmente sorprendenti soprattutto perché vicine e allo stesso tempo distanti. Sia la fisarmonica che il sax hanno origine negli stessi anni a pochi chilometri di distanza, quasi come se ascoltassero la stessa musica. La storia di Paolo Soprani, raccontataci da Orfeo Borgani sembra parallela a quella del bisnonno Orfeo Borgani e ci sposta nella dimensione di un’Italia preindustriale. Sono quei casi della vita che quando accadono, se accadono, sono destinati a cambiare l’esistenza di un uomo e, con lui, quella di una città, di una regione. Nel lontano 1863 trae le sue l’industria della fisarmonica e nel 1872 quella del sax. In un casolare della campagna di Castelfidardo chiede nella seconda metà dell’800 ospitalità un pellegrino austriaco di ritorno dalla vicina Loreto. Porta con se una rudimentale «scatola» dalla quale, seduto attorno al focolare ormai rifocillato, trae strani suoni. Nel casolare abitano Antonio Soprani con la moglie Lucia ed i figli Settimio, Paolo, Pasquale e Nicola. Sarà il diciannovenne Paolo, un ragazzo non certo tagliato per la vita dei campi, ricco d’ingegno e probabilmente non digiuno di musica, a carpire il segreto di quella «scatola» che pare non fosse altro che una copia dell’accordeon brevettato nel 1829 dal viennese Demian. Questa “leggenda” ha diverse versioni: poco importa come lo strumento finì nelle mani di Paolo. C’è chi ha raccontato che gli fu donato dallo stesso viandante in segno di ringraziamento per l’ospitalità ricevuta, chi invece che sia stato comperato e chi, addirittura, ha affermato che nottetempo, quando tutti dormivano, il giovane prese a smontare e studiare l’”arnese”: praticamente, un vero e proprio spionaggio industriale «ante litteram». Nacque così il primo nucleo della fisarmonica e via via altri artigiani, a satellite, hanno cominciato a contendersi il primato di qualità e quantità prodotta. La fisarmonica italiana è considerata perciò di alta qualità, è connaturata al nostro paese; ha una grande nomea, come l’orologio per la Svizzera e l’automobile per la Germania. Dall’altra parte invece, in un paesino vicino a Macerata, 9 anni dopo, Augusto Borgani fonda la società BORGANI Strumenti Musicali. Gli studi accademici effettuati, uniti ad una sofisticata percezione del suono, acquisita come musicista, gli consentono di ottenere sin da subito ottimi risultati. C’è stato un vero passaggio di capitale: 4 generazioni fino ad arrivare oggi al festeggiamento per i 140 di attività. Tutto partì con Augusto che, con la giusta scintilla, decise di costruirsi gli strumenti. Si trasferì presto in centro città per un semplice motivo: c’era la stazione ferroviaria da cui si potevano spedire gli strumenti e animare il commercio. Ha molta lungimiranza questo Maceratese: coinvolse totalmente i figli nella sua attività: il primogenito viene mandato negli USA, dove a Elkhart nell’Indiana, apprende le tecniche di produzione più innovative del tempo, lavorando per la CONN Industry. Questa preziosa esperienza ha consentito alla Società Bogani di superare rapidamente gli standard produttivi del periodo. Strepitosa è la lettera conservata ancora oggi in cui la Conn comunicò la scomparsa, in tarda età, del primogenito stabilitosi in America e ringraziando la famiglia Borgani per il prezioso contributo. Il secondo si trasferisce a Bologna dove studia musica al conservatorio e il terzo, infine, rimane a lavorare nell’azienda di famiglia. Scomparso Augusto Borgani e nel 1920 lo sostituì nella gestione dell’Azienda il secondogenito Orfeo, clarinettista, diplomato presso il Regio Conservatorio di Bologna. Musicista virtuoso, unisce a questa dote una maestria progettuale che gli consente di trasferire nella produzione dei suoi strumenti tutto il suo sapere: numerosi i brevetti depositati, ancora in uso. È lui, nell’epoca d’oro dello Swing e del Jazz , ad intuire le grandi potenzialità del Sassofono, strumento relativamente nuovo, che in quegli anni inizia a riscontrare il vivo interesse di musicisti e compositori. L’altro fratello invece, a causa di divergenze si separa, continuando la stessa attività commercializzando strumenti prodotti da terzisti con il nome Borgani, ormai rinomato. Orfeo, clarinettista, si specializza nei legni e prosegue la tradizione di famiglia. C’è un aneddoto sulla costruzione degli strumenti e in particolare sull’ebano utilizzato per i clarinetti. Una volta era considerato un legno poco pregiato, quasi di scarto: era importato dalle colonie italiane e usato nelle navi come stabilizzatore per la linea di galleggiamento. In pratica le navi trasportavano materiali e macchinari nelle colonie africane e ritornavano piene di ebano. Come si utilizzava questo materiale di importazione? Qualche mobile, nulla di più. Il migliore veniva fortunatamente selezionato e recuperato dal nonno per fare clarinetti. Sono stati conservati gli scritti di Orfeo in cui è spiegato come selezionare il legno migliore. Sarà nel primo dopoguerra che finalmente il sax prende piede e comincia diventare importante e di rilievo, collegandosi con la storia stessa dello strumento, che un po’ alla volta scardina il re dei fiati, il clarinetto: il sax, grazie alla musica jazz, diventa il nuovo protagonista e prosegue una lunga ascesa che inizia già dagli anni ’30 in Italia. Con la prematura dipartita di Orfeo del 1956, gli succede il terzogenito Giuseppe, che, forte dell’eredità ricevuta dal padre, concentra la sua azione nella ricerca e nello sviluppo tecnologico, mirando fortemente all’internazionalizzazione dell’Azienda. Nel 1983 siamo alla quarta generazione. Giuseppe Borgani si ritira dall’attività d’impresa e subentra suo figlio Orfeo attuale responsabile della Società. La produzione artigianale viene dedicata esclusivamente ai sassofoni professionali e introdotte tutte le peculiarità che rendono unico il marchio. Le due realtà, la fisarmonica e il sax, non avranno più momenti di contatto, come evince anche la stessa storia, nonostante una realtà distrettuale comune. Il clima favorevole all’innovazione ha però ha partorito due situazioni molto interessanti, che fanno riflettere su come, in maniera molto diversa, abbiano oggi conformazioni molto diverse.

 

Borgani e il distretto
La realtà industriale del distretto dello strumento musicale è ben radicata nella cultura di questa porzione di territorio e lo stesso Orfeo Borgani ce lo conferma. Purtroppo e per fortuna c’è stato un distaccamento quasi radicale di questa azienda dal tessuto sociale che lo ha circondato, permettendo di riuscire a guardare oltre il ristretto universo distrettuale. La fisarmonica è la base di partenza del distretto allargato dello strumento musicale e dell’attuale distretto plurisettoriale che ha, per così dire, assorbito al suo interno tutte le piccole realtà proto industriali della zona. Questa vicinanza tra aziende produttrici è stata però la sconfitta stessa della realtà che circonda Borgani che cautamente ha mantenuto le distanze: sono diverse le cause di questa crisi del distretto. Prima tra tutte l’incapacità di queste piccole medie aziende di riuscire a fare fronte comune e diventare un unico grande gruppo con le sue identità distinte ma con la capacità di investire in ricerca e sviluppo e soprattutto formazione: era più facile, per le piccole aziende, rubarsi tra loro l’operaio altamente specializzato. L’Italia, la Cina degli anni ’60, è entrata in crisi a causa di una saturazione di disponibilità di operai e alla mancanza di formazione. C’è però un lato positivo in questo momento buio: la varietà dei materiali e delle lavorazioni della fisarmonica comportano una grande specializzazione e la possibilità di applicare le stesse tecnologie ed altri settori. L’altro motivo di questo fallimento è stato il non saper competere con grandi marche e multinazionali che, arrivate in Italia, hanno proliferato grazie alla manodopera a basso costo già specializzata presente nostro paese. Molti marchi stranieri come Korg o Roland hanno poli produttivi nelle Marche proprio per questo motivo. Le aziende Italiane, piccole e in guerra tra loro, non hanno saputo creare un tessuto sociale e conservare il proprio bagaglio culturale del saper fare. In terza battuta, le poche aziende che hanno cercato di tener testa alle grosse multinazionali, hanno fallito nel competere sul “prezzo”. Scontrarsi su questo campo, con aziende del genere voleva dire rimanere schiacciati e perdere ulteriormente la qualità acquisita nel tempo, con strategie inutili come la delocalizzazione. Oggi rimane solo un distretto della fisarmonica rivisto e molto rimpicciolito: ci sono poche aziende strutturate e poco futuro, il resto è fatto da vecchi artigiani, per passione. Non c’è stato ricambio e la regione e lo stato non hanno aiutato: la scelta più facile era puntare sulla grande azienda che smuove grandi interessi, grandi capitali. Anche la stessa parte sindacale non ha contribuito: una grande azienda ha molte più possibilità ed è più facile da seguire. Come ultima difficoltà, non affrontata in maniera adeguata, le aziende del distretto della musica non hanno capito che c’era la necessita di comunicazione e pubblicità, l’essere tempestivi con il cliente, assorbendo velocemente le nuove tecnologie, internet, mail o anche il vecchio fax. Di fronte a questa realtà Borgani ha seguito una sua strada, unica via per restare a galla: competere sull’altissima qualità, fare qualcosa di diverso da tutti gli atri produttori mondiali. In realtà un distretto musicale esiste ancora, ma è parte del plurisettoriale, che ha preso direzioni diverse come già spiegato nella sezione del distretto degli strumenti musicali.

 

La scelta dell’azienda
Borgani ha deciso di puntare su una fascia di settore tra le più difficili ma, a lungo andare, l’unica possibile: specializzarsi sul top di gamma. Non essendoci mai stata molta concorrenza né innovazione nel settore del sax la scelta è stata per l’azienda andare in contro tendenza e puntare al mercato dei professionisti con molta innovazione e sviluppo. L’intuizione è stata quella di realizzare un prodotto nuovo, in un settore fortemente tradizionalista e produrre qualcosa di qualità ancora superiore, in modo da scalzare il marchio blasonato. Il sistema adottato da molte aziende è quello di copiare a prezzi più bassi: per Borgani invece era necessario riuscire a realizzare qualcosa di differente. La strada intrapresa da Borgani è stata una via mai battuta prima, ma molto logica, che non veniva fatta nell’industria italiana: andare direttamente dai musicisti a chiedere loro di che tipo di strumento avevano bisogno. Sono nate così, negli ultimi 20 anni, 7 leghe sonore con cui personalizzare e cambiare la timbrica del sax. Prima questo strumento era al massimo lucido o argentato, ma solo per una questione di colore: adesso invece si tratta di colore legato ad una ricerca del suono. Personalizzazione, modifiche in itinere, questo è il salto di qualità che offre la loro fabbrica e che altri grossi produttori non riescono a dare. L’età dei dipendenti che lavorano in azienda è molto importante e evidenzia un’attenzione al saper fare. La manualità di 40 anni di esperienza di un operaio è indispensabile alla buona riuscita del Sax. Questo non deve però togliere all’azienda l’idea di rinnovarsi ed è per questo che Borgani, anche se molto piccola ha dovuto fin da subito entrare in rete: oggi ci sono 130 paesi collegati al loro sito. L’essere così ridotti rispetto a grandi multinazionali è uno dei vantaggi maggiori per un prodotto di alta gamma: vuol dire decisioni più veloci, per avere più qualità. Ogni particolare, se è migliorabile viene fatto immediatamente, senza intermezzi. L’essere innovativi all’inizio comporta una resistenza da parte di un settore come quello degli strumenti ma, il competere con i prodotti di riferimento nel mondo del jazz, ovvero con il prodotto del passato, è stato vincente. Non è sufficiente essere i più bravi oggi, perché il prodotto che i professionisti desiderano è un oggetto che non viene più realizzato. Il guardare indietro a volte fa bene, ma troppe aziende del distretto si sono fossilizzate e non sono state capaci di avere una vera rinascita. Il fantasma del passato spesso è deleterio, non c’è sviluppo. Bisogna cercare di fare prodotti nuovi anche per un mondo così radicale come quello della musica.

 

Intervista a Orfeo Borgani
La lunga intervista che segue, di cui trovate solo un estratto, ha toccato molti temi ma con un filo conduttore comune, il distretto marchigiano e la musica. Tutto è partito con una semplice domanda: Come nasce il distretto? Il professor Borgani ci ha raccontato e documentato, passo passo, una storia e un contesto distrettuale che lo ha sempre sfiorato ma di cui non si è mai sentito parte fino in fondo. Le ragioni sono molteplici e riguardano, guardando oltre il confine della sua azienda, una storia tutta italiana di artigianato e industria.

 

[***]

 

- Perché specializzarsi nei sax? Questa passione per lo strumento non nasce dell’influenza americana del fratello del nonno alla Conn, che produce prevalentemente ottoni, ma dalla passione per i legni del nonno, dal clarinetto. Il nonno, dopo la seconda guerra mondiale, intuisce che bisogna darsi da fare con i sax. C’è stata, per fortuna, una grande ascesa di questo strumento e sarà la terza generazione a dedicare la maggior parte della produzione, negli anni ’60, ai sax. Negli anni ’80 si passa alla realizzazione di soli sax, abbandonando tutto il resto della gamma di prodotti. Purtroppo l’Italia è un paese poco fertile per la musica, è un paese difficile che non ha dato spazio, se non alla liuteria, ai costruttori di strumenti. Non sono nate scuole e c’è stata pochissima divulgazione.

 

- Il nonno ha avuto un’intuizione? Si, ma non so quanto convinto fosse di questa mossa; è stato stimolato dal figlio probabilmente, che per amore della musica ha divulgato e valorizzato la costruzione di sax. C’è un aneddoto sulla costruzione degli strumenti e in particolare sull’ebano utilizzato per i clarinetti. Una volta era considerato un legno poco pregiato, quasi di scarto: era importato dalle colonie italiane e usato nelle navi come stabilizzatore per la linea di galleggiamento. In pratica le navi trasportavano materiali e macchinari nelle colonie africane e ritornavano piene di ebano. Come si utilizzava questo materiale di importazione? Qualche mobile, nulla di più. Il migliore veniva fortunatamente selezionato e recuperato dal nonno per fare clarinetti. Sono stati conservati gli scritti in cui è spiegato come selezionare il legno migliore.

 

- C’è mai stata innovazione nel sax? Non c’è mai stata molta concorrenza né innovazione nel settore del sax. Lo sviluppo non è avvenuto come doveva, l’Italia ha sempre fatto un prodotto discreto e non è riuscita ad arrivare alla qualità dell’estero. Solo la liuteria con esempi come Stradivari, Amati e Guarnieri del Gesù ha avuto grandi testimoni capaci di rendere immortale la tradizione artigiana. Ma stiamo andando troppo indietro nel tempo, c’è stato un radicamento nella cultura popolare unico e irripetibile. Tornando al Sax, noi abbiamo deciso di andare in contro tendenza e diventare strumento di alta gamma: si punta al mercato dei professionisti. L’intuizione è quella di realizzare un prodotto nuovo, in un settore fortemente tradizionalista. La domanda era: come scalzare aziende grossissime e famosissime come Selmer o Yamaha? Facendo concorrenza sullo stesso prodotto? La risposta è un no secco, motivato dall’idea di produrre qualcosa di qualità ancora superiore, in modo da scalzare il marchio blasonato. Purtroppo se c’è il marchio famoso tutto è più facile, come avere il made in Italy sulla moda. Basta che un capo di abbigliamento sia fatto in Italia e subito vende, a prezzi superiori. Cosa può fare Borgani per differenziarsi? Per non “scimmiottare” la concorrenza? Le scelte sono: compete sul prezzo, realizzare qualcosa di completamente differente o venire schiacciati. I coreani e i giapponesi hanno già la fetta del “low price”, stando sul mercato a prezzi stracciati e qualità media di prodotto. Questa logica è impossibile in Italia. L’unica strada rimasta è quella dell’altissima qualità, fare qualcosa di diverso. Siamo nella quarta generazione, alla metà degli anni ’80.

 

- Qualcosa di diverso, cosa si intende? Anche in questo caso ci siamo posti molte domande: come riprogettare questo strumento? Con quali caratteristiche? Si decise di seguire una strada mai battuta prima, ma molto logica, che non veniva fatta nell’industria italiana: andare a sentire i fruitori del nostro prodotto, i musicisti. Le loro opinioni erano e sono importanti per noi, vogliamo sapere cosa vorrebbero nel loro strumento che nella produzione attuale non trovano. Noi abbiamo iniziato a fare questo 25 anni fa.Usiamo 7 leghe sonore a differenza di tutti gli altri. Il sax era al massimo lucido o argentato, ma solo per una questione di colore: adesso invece si tratta di colore legato ad una ricerca del suono. Abbiamo iniziato a lavorare su queste leghe per dare una fisionomia ben delineata, un colore diverso a ogni prodotto. Personalizzazione, modifiche in itinere, questo è il salto di qualità. Il segreto è nell’età dei dipendenti che lavorano in azienda, è maturato un rapporto personale molto stretto in tutti questi anni dominato da continuità e famigliarità. Un artigiano (indicando la grande foto sul retro /immagine iniziale/) ha lavorato con noi quasi 60 anni: è stato al fianco delle ultime 3 generazioni. Ma questa longevità aziendale è stata una doppia responsabilità, perché poteva rivelarsi una strategia vincente come no. Non sapevano se rinnovare la nostra squadra lavorativa, il mercato avrebbe recepito questo rinnovamento? In quali tempi? Noi, ogni giorno, siamo San Marino che fa la lotta con gli Stati Uniti, noi ci dividiamo il mercato con 4-5 multinazionali con cui ci dividiamo il “professionale” che hanno potenzialità molto maggiori, basta fare il nome “Yahama”.

 

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- Paradossalmente, l’essere piccini, vi ha agevolato? In questo caso, per noi, l’essere più piccoli è stato un bene, voleva dire decisioni più veloci, per avere più qualità. Non esiste la serie 1, la serie 2, ecc. se c’è qualcosa di migliorabile lo si fa subito, domani mattina è pronto. L’idea poi, nel 1998, di avvicinarci ai musicisti e far suonare a Joe Lovano, uno dei più grandi, un nostro strumento è stata la nostra tesi di laurea. Siamo un’azienda sempre lavori in corso, il work in progress è la quotidianità. L’essere innovativi all’inizio comporta una resistenza da parte di un settore come il nostro, siamo stati malvisti, nonostante il jazz dovrebbe essere una musica nuova e rivoluzionaria che apprezza il cambiamento. Il prodotto di riferimento nel jazz non è il prodotto attuale, un po’ come la liuteria, il massimo riferimento è il passato. I sax più ambiti sono quelli degli anni ’50 e tra questi alcuni modelli della Conn e il mitico “Mark VI”: non è sufficiente essere i più bravi oggi, perché il prodotto che i professionisti desiderano è un oggetto che non viene più realizzato. Il riferimento è il grande Jazzista del passato, suonava quel modello perché c’era quello ed è passato alla storia, oltre normalmente alla validità del prodotto.

 

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- Il ruolo del progetto e l’innovazione sono stati determinanti? Si, grazie soprattutto alla conoscenza di ciò che ci circonda. Ho cominciato con il commerciale e questo, forse, ha stimolato un po’ di più la ricerca nel mercato, il guardarsi attorno, non il tentativo di fare il prezzo concorrenziale, ma per la qualità. Nel mondo ci sarà sempre qualcuno che riesce a fare un prodotto a prezzo più basso, inutile provare a competere economicamente. Questo è il problema, la concorrenza straniera ha portato a non avere più aziende che producono alta qualità: in America non c’è più nessuno che realizza sax, in Italia ci sono solo 2 aziende che producono ancora, ci sono poi 2 aziende giapponesi, una in Francia e una in Germania. L’America, che era il mercato più ampio, non ha più un produttore. Poi c’è Taiwan con il prodotto medio, medio alto. Selmer è in decadenza e Taiwan oggi fa un prodotto molto simile, per certi aspetti anche meglio ad un terzo del prezzo. Selmer ancora oggi ha un buon progetto, ma è realizzato in maniera veloce per stare dentro con i costi. Anche perché hanno licenziato metà del personale, quello più anziano, quello più esperto e più bravo: quindi quello che dava la qualità.

 

Musica e design
La riflessione che scaturisce dall’analisi di questo distretto e dal suo legame con il prodotto porta a guardare la musica e lo strumento musicale da un altro punto di vista, che non è quello del mezzo con cui emettere semplici note, ma un rapporto profondo tra musicista e, in questo caso, sax. Questo rapporto viscerale tra le due parti, dell’attore e del suo mezzo espressivo, suggeriscono un attaccamento e una ricerca di qualità che oggi, in molti altri campi, si è persa. Il design e in generale il buon prodotto avrebbe bisogno sempre di musicisti attenti che ne sanno valutare pregi e difetti, che sanno dividere in modo consapevole tra qualità e prezzo. L’incapacità dei distretti è stata proprio quella di non essere riuscita a formare un pubblico consapevole dei prodotti che andava ad acquistare: è mancata una distinzione tra design come opera d’arte solo estetica, lucciola che cattura lo sguardo, e il vero design della progettazione, che propone vera innovazione e perfezione meccanica e progettuale. Distinzione e attenzione che per fortuna in molti bravi musicisti esiste ancora, verso un prodotto così particolare come lo strumento musicale. Nonostante i tempi duri che la musica sta vivendo, resta pur sempre una delle arti più apprezzate e, anche se non sembra, chitarre, violini, pianoforti e tutti gli strumenti che sono stati prodotti nei secoli, rappresentano una delle massime espressioni del lavoro artigiano e oggi dell’industria come ricerca della perfezione: i musicisti sono come gli atleti, hanno bisogno di attrezzature tecniche per professionisti e sono i migliori critici del design musicale.

 

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A cura di Luca Mattiuzzo

Fotografia: Sito Web Borgani

 

 

 

Azienda: Borgani

Sito web: http://www.borgani.eu/

Sede: Macerata

Distretto: Distretto degli strumenti musicali

Numero dipendenti: 11

Fatturato annuale: 750.000 €

Tipologia di prodotto: Saxofoni