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Orfeo Borgani

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Nuova intervista, stavolta la parola passa ad uno dei produttori di sax più conosciuti al mondo: Orfeo Borgani. Ci parlerà delle origini dell'azienda, di grandi musicisti da lui conosciuti personalmente per arrivare poi ad una gustosa anteprima...


- Borgani, partiamo dall'inizio... Quando nasce la vostra azienda?

L' azienda nasce nel 1872, il mio bisnonno Augusto iniziò la produzione di strumenti d' ottone e avendo tre figli, già a quel tempo, pensò di destinargli compiti diversi:
a mio nonno Orfeo fece studiare il clarinetto, il diploma era necessario per avere la massima competenza musicale; un altro figlio fu mandato in America ad Elkhart, presso la Conn, per trarre i maggiori insegnamenti in un paese all’avanguardia, purtroppo morì accidentalmente. In quegli anni in Italia, era il 1870 circa, non c'era stata ancora la rivoluzione industriale, il paese era ancora basato sull'agricoltura e non era presente nessun tipo di tecnologia.
Un altro figlio rimase con il nonno per aiutarlo, altrimenti sarebbe rimasto solo.
Mio bisnonno aveva una visione molto innovativa per un uomo del '800!

- innovativa e lungimirante …

Molto, considerando anche che le Marche non erano una regione ad altissimo sviluppo tecnologico e abitativo come potevano essere Milano e Roma. Posso affermare che quest' uomo di provincia ebbe intuizioni notevolissime e avveniristiche.

- La Borgani ha ormai una lunga tradizione alle spalle, risalente alla fine del 1800, quali sono stati i cambiamenti più significativi nella
costruzione dei saxofoni?

La Borgani ha iniziato a produrre saxofoni all'incirca negli anni '30, quindi nel momento in cui questo strumento cominciava ad avere una sua "autorevolezza", fino ad allora non era uno strumento molto diffuso; il clarinetto, per quanto riguarda le ance, la faceva da padrone!
La produzione segue sempre la richiesta del mercato quindi negli anni '30 mio nonno Orfeo, forte dei suoi studi nel clarinetto, in qualità di esecutore e di progettista (qui in mostra gli strumenti da lui realizzati, visibilmente molto innovativi per l'epoca a tal punto da sembrare costruiti con tecnologia odierna) si dedicò alla produzione industriale del saxofono.
La produzione si arrestò momentaneamente negli anni '40 per ovvi motivi bellici per poi riprendere a guerra finita.
Grazie alla contaminazione delle band americane, delle big band e a questa "nuova musica" che portava il sax fuori dal contesto prettamente bandistico, con una possibilità di diffusione maggiore rispetto al passato, il sax ebbe la preminenza sulla fabbricazione.


- Borgani pur essendo un’ azienda Italiana, ha sempre avuto un occhio di riguardo verso gli USA, basti ricordare gli “storici” contatti con la Conn e, più recentemente, la collaborazione con Joe Lovano . Come sono adesso i rapporti con il mercato estero e americano in particolare?

Vero, abbiamo sempre avuto un ottimo contatto con gli Stati Uniti che rappresentavano quanto di più avanzato nel mondo musicale in generale ed in particolare per quanto concerne il saxofono.
Oltre a Lovano, che voi citate, inserirei anche Gerry Mulligan che era un amico personale di mio padre, questo "gemellaggio" con artisti e distributori americani è stato sempre un legame molto importante per lo sviluppo e l'innovazione per ciò che noi andavamo a produrre. Questo perchè confrontarsi con un mercato più avanzato significava alzare gli standard qualitativi ed avere nuove opzioni da riportare poi nel mercato della produzione.


- E la situazione in Italia com’è? Anche in questo campo vige l’esterofilia oppure si riesce a far capire che anche da noi si producono strumenti di grande qualità perlomeno comparabile a marche straniere blasonate?

Una domanda interessante che ha più sfaccettature nella sua risposta. Se dovessi dare una risposta lapidaria, una certa esterofilia è facilmente riscontrabile nel giudizio che gli utenti italiani hanno nei confronti della produzione nazionale. Diciamo che in parte si sconta ancora il fatto di aver prodotto fino agli anni settanta una qualità differente, più per lo studente che per il professionista, anche perchè la richiesta nel nostro paese era quasi sempre una richiesta d' élite, quindi numericamente poco importante dal punto di vista professionale, è utile ricordare che il Corso di Saxofono in Conservatorio non esiste da tantissimi anni, prima c’era la cattedra di Clarinetto con la possibilità del Diploma in Saxofono

- Oltretutto il jazz era ancora un genere musicale abbastanza di nicchia …

Esatto, e poi era comunque relegato a certe aree urbane; la tradizione popolare era quella bandistica e tutto questo veniva scontato dalla produzione nazionale che era più vocata all'esportazione per motivi numerici, quindi basata su un prodotto di medio livello più che di altissima qualità. Ricordiamoci che parliamo degli anni settanta … cammino in quaranta anni ne è stato fatto tantissimo.

- Su quali caratteristiche strumentali avete e state lavorando per raggiungere lo “stato dell’ arte” dei saxofoni? ... ammesso che sia raggiungibile ...

La nostra idea di produzione si basa su due colonne portanti: tradizione e innovazione.
La tradizione per il modus costruendi significa riprodurre ciò che è nel nostro DNA aziendale, ciò che abbiamo sempre saputo fare: una cura particolare nella costruzione dei corpi sonori, che vengono lavorati ancora "usando il martello" creando un particolare connubio che si riflette nella qualità.
L'altro asse portante è l'innovazione, l’aggiornamento continuo per ciò che riguarda la parte meccanica; l'idea nostra è quella di non fare modelli ma essere un'azienda "work in progress".
Le nostre dimensioni, che non sono da grande azienda, ci permettono di apportare continuamente, quando le troviamo, nuove soluzioni e modifiche nel prodotto che poi deve essere venduto. Se troviamo soluzioni migliorative cerchiamo di inserirle prima possibile nella produzione finale.
Altro fatto importante: siamo stati i primi nel mondo a costruire, venti anni fa, modelli in sei/sette leghe sonore, in cui a lega sonora diversa corrisponde suono diverso e quindi possibilità di individuazione di suoni più adatti ai vari generi musicali, questo perchè il saxofono spazia dalla musica moderna, al jazz (con al suo interno più correnti di pensiero e quindi di suono) alla classica. Per quest'ultima abbiamo degli strumenti con leghe più adatte alla sonorità ricercata dai musicisti classici.

- Anche a grandi linee, come nasce un sax?...

A grandi linee, il sax nasce con la produzione dei corpi sonori. Sapete che è composto da un corpo, un neck o chiver alla francese, un fusto che è la parte centrale conica, un gomito che è la parte che collega il fusto alla campana ed il padiglione finale dal quale scaturisce il suono. Questi corpi devono rispettare al millesimo le misure prestabilite onde evitare problemi al progetto, segue la fase della foratura e infine la costruzione della meccanica.
Prima di passare all' assemblaggio di queste parti, c'è una fase che noi chiamiamo "di grezzo" cioè di non finito, è una prova generale nella quale il sax viene lucidato, pulito ed in parte galvanizzato con la sovrapposizione all' ottone di altri metalli che comportano la produzione di una nuova lega sonora. Arriviamo cosi al montaggio finale, che è la risultante di tutte le parti che abbiamo costruito.
Sino a qualche tempo fa il processo a questo punto era terminato, oggi si è aggiunta una fase molto importante: il collaudo eseguito da un nostro tecnico (Marco Collazzoni n.d.r.) che ha il compito di testare ogni strumento finito e apportare operazioni finali di regolazione e settaggio che solo un musicista può portare a termine con successo.

- Quale tipo di formazione ha avuto e quanto è importante nella progettazione di un sax, anche se immagino sarà un lavoro di team?

E' essenzialmente un lavoro di team. Un lavoro in cui convivono due anime, quella di coloro che da anni fanno questo mestiere e dove la loro esperienza è garanzia di qualità dal punto di vista di ciò che noi realizziamo, e ovviamente il parere di un tecnico per lo sviluppo del progetto. E’ un lavoro di team ma non facile come potrebbe apparire, esistono infatti diverse variabili, non da ultimo il gusto personale.
La mia difficoltà è quella di creare un minimo comune denominatore su tutte le idee perchè alla fine devono racchiudere un progetto che vada nella direzione migliore.

- Posso sapere chi sono i vostri endorser?

Ricollegandomi alla domanda precedente, gran parte dei nostri risultati sono dovuto al fatto che noi collaboriamo con moltissimi musicisti, cerchiamo quindi di
ascoltare sempre le loro idee e quello che loro desiderano. Una cosa che mi è piaciuto fare è stata quella di non proporre uno strumento o un progetto secondo quello che noi reputiamo sia importante, il nostro lavoro è la sintesi di tanti contatti con i saxofonisti per trovare, anche in questo caso, un minimo comune denominatore su quello che loro desiderano ottenere dallo strumento.
Sintesi di questo è ciò che ci ha portato a sviluppare determinate idee e non altre.
Ecco perchè per noi gli endorser sono molto importanti, sono un continuo banco di prova per quanto riguarda un riscontro con la nostra produzione, sulle modifiche, sulle impostazioni che noi diamo.
Tra essi è facile fare un nome come Joe Lovano, ma non è solo lui perchè abbiamo tantissimi bravi musicisti tra i quali Stefano "Cocco" Cantini, Pietro Tonolo, Roberto Ottaviano, che usano i nostri strumenti e sono dei nostri collaboratori, scambiando idee con loro cerchiamo di alzare sempre questa famosa asticella della qualità, per poter rispondere sempre meglio a quelle che sono le esigenze dei musicisti.
Non vorrei comunque dimenticare il compianto Bob Berg e tanti altri bravi musicisti come Tim Garland, Jimmy Greene, i contatti con Marsalis, Miguel Zenon e Jan Garbarek. Sono tanti anche perchè abbiamo un occhio su New York con il nostro famoso distributore e riparatore Roberto's Woodwind, dove abbiamo la possibilità di incontrare molti musicisti e quindi avere un confronto continuo.
Il nostro errore più grande sarebbe quello, pur essendo arrivati a dei lusinghieri risultati, di considerarci minimamente arrivati.

- Passando per queste stanze ho visto che hai tra le altre una foto con il grande Michael Brecker...

Ho avuto la possibilità di incontrarlo più di una volta. Un ricordo per sottolineare ancora di più la maniacale professionalità: circa due anni prima della prematura scomparsa ci incontrammo a New York, mi disse di avere intenzione di riprendere a suonare il sax soprano ed avendo già un nostro tenore madre perla argento, era molto interessato al nostro che è uno strumento un po' particolare, fuori dal coro rispetto agli altri, essendo fatto con un pezzo unico per ottimizzare la resa sonora, non come tutti gli altri con le colonnine "single point", e addirittura con la campana smontabile con la possibilità di ottenere differenti proiezioni di suono cambiandola.
Come premessa disse "Voglio però prima trovare un insegnante perchè devo riprendere a studiare il soprano".
Questo era Michael Brecker, una grande ulteriore lezione da uno dei musicisti sicuramente più talentuosi e più tecnici del sax, il quale dovendo approcciare uno strumento nuovo non si sentiva all'altezza con le sue conoscenze e voleva prima individuare un insegnante che gli permettesse di esprimersi, come suo solito, ai limiti della perfezione.
Una lezione per tutti.

- Quali consigli di acquisto o di altro genere daresti ad un giovane che voglia iniziare lo studio del sax?

Il primo consiglio è di guardarsi nelle tasche. E' ovvio dire che avendo un ottimo strumento si è agevolati nell'approccio con lo strumento.
Al neofita direi, se possibile, di saltare il primo livello di qualità perchè a fronte di un risparmio economico si avranno delle ulteriori difficoltà nello studio.
In un secondo tempo, quando si sono ottenuti i progressi, cercare uno strumento che possa corrispondere ai requisiti di qualità, soprattutto sonora, caratteristica a mio avviso più importante.

- Stiamo assistendo, e i nostri forumisti alle prime armi e ci chiedono molte informazioni al riguardo, ad un proliferare di offerta di strumenti a costi ridicoli e diffusione capillare di produzione orientale. La concorrenza, questo tipo di concorrenza, fa bene al mercato? Qual’ è la tua opinione?

La mia opinione sostanzialmente può essere che abbassando il prezzo forse riusciamo ad allargare la base delle persone che si possono avvicinare allo studio del saxofono. In Italia poche persone suonano strumenti musicali, non esiste una scuola all’altezza e non ci sono abbastanza risorse pubbliche per insegnare la musica agli adolescenti; non va quindi valutata solo negativamente questa produzione "orientale" o forse più precisamente Cinese che obiettivamente si trova nei negozi a prezzi di un jeans o di un paio di scarpe. Sotto questo punto di vista non vedrei un fattore totalmente negativo; è chiaro che la qualità è molto approssimativa ed è importante che l'acquirente ne sia consapevole. E’ sempre importante ricordare che (spezzo una lancia a favore del prodotto di qualità per quanto riguarda i saxofoni) sono oggetti destinati a durare per decenni o meglio per una vita. Non soffrono di obsolescenza veloce quindi comprare un buon saxofono probabilmente significa avere per tanti anni a disposizione uno strumento sempre valido.
Tornando alla produzione ultraeconomica è chiaro che esiste anche il rovescio della medaglia: non avere grande qualità in mano non è sicuramente di aiuto.

- Avrai letto la discussione che è nata sul forum dove sei stato "accusato" di produrre saxofoni in Cina. Cosa rispondi?

I forum esistono in ogni parte del mondo e posso notare il primato che questo tipo di illazione viene fatta solamente su un forum italiano. Questa è stata la prima constatazione, un po' amara, da me rilevata. Rappresento un' azienda che da 137 anni produce strumenti musicali e obiettivamente non so quali siano gli scopi o i motivi per i quali una persona in particolare ha detto di questa azienda cose molto spiacevoli, sotto il mio punto di vista, senza nemmeno per me diritto di replica e senza fornire alcun dato oggettivo.

- adesso puoi rispondere...

Certo. Lo invito, e chiunque altro vorrà, in azienda e cosi insieme a me potrà visitare la produzione.

- Nuovi modelli o progetti per il futuro?

Borgani 135 AnniversaryCome dicevamo, noi cerchiamo di essere sempre in movimento. Anche le leghe sono le stesse da diciannove anni, ma solo nominalmente perchè subiscono sempre delle piccole variazioni di anno in anno, cerchiamo sempre di affinare, ottimizzare e migliorare quello che già di base c'è.
Due anni fa, per il 135esimo anno di fondazione dell'azienda abbiamo presentato un contralto chiamato 135, sostituisce il Jubilee, è un progetto nuovo con una struttura fisica ridisegnata, diametri e dimensioni completamente diverse dal modello precedente. Non è un evoluzione di quello che già facevamo ma un progetto completamente nuovo.
Posso confidare un sogno nel cassetto: è quello di costruire, appena possibile, un sax baritono che sia all'altezza degli altri nostri strumenti. Lo abbiamo tralasciato anche per motivi numerici perchè anche i costi di attrezzamento devono essere suddivisi per un azienda non grande come la nostra, abbiamo deciso di concentrare i nostri sforzi e le nostre energie su altri strumenti che sono il sax soprano diritto, curvo, contralto e tenore. Ognuno di questi coniugato in sei o sette leghe differenti … di lavoro ne abbiamo già abbastanza ...
Il baritono rimane un sogno … di cui comunque abbiamo già il progetto!

- allora siamo vicini...

Eh si (ride n.d.r.) , è un progetto doppio perchè abbiamo sviluppato due varianti, uno discendentie al La e uno al Si bemolle e non solo accorciando la campana ma progettando due strumenti un pò differenti.

 

Sito internet: www.borgani.com

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 30 Settembre 2009 20:19  

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